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Trattato di Maastricht

Roma, 25 feb. (askanews) – Tra i 28 Paesi che compongono l’Unione europea poco più di 1 su 2 (per la precisione 16) l’anno scorso non ha rispettato le disposizioni previste dai due principali criteri di convergenza sanciti dagli accordi di Maastricht (1992), ribaditi a Lisbona (2007) e sanciti con il Fiscal compact (2012).

E’ quanto emerge da una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della CGIA che ha analizzato il rispetto del rapporto deficit/Pil sotto il 3 per cento e del rapporto debito/Pil non superiore al 60 per cento.

Ad eccezione della Polonia, rileva la Cgia, “tra i 12 paesi virtuosi è importante segnalare che si tratta in massima parte di realtà di piccola dimensione: tra queste scorgiamo Malta, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Bulgaria ed Estonia che fanno parte dell’Area euro. Si pensi che questi 12 paesi rappresentano appena il 12 per cento del Pil dell’intera Unione europea”.

“La crisi, ovviamente, ha contribuito in maniera determinante al mancato rispetto di questi parametri” prosegue la ricerca. Tra il 2009 e il 2016, ad esempio, solo 3 Paesi in Ue (Svezia, Estonia e Lussemburgo) non hanno mai “sforato” la soglia del 3 per cento del rapporto deficit/Pil; mentre Spagna, Regno Unito e Francia lo hanno fatto ben 8 volte (ovvero ogni anno); Grecia, Croazia e Portogallo 7. L’Italia, invece, lo ha fatto in 3 occasioni e in questi anni ha mantenuto un’incidenza percentuale media del disavanzo pubblico al -3,3: contro il -7,9 della Spagna, il -6,6 del Regno Unito e il -4,8 della Francia.